AT Lab

Innovazione e formazione per le nuove generazioni

Nel nostro impegno per sostenere l’istruzione e l’innovazione, vogliamo rendere la tecnologia più accessibile, ispirando le nuove generazioni di ingegneri e preparandoli ad affrontare le sfide del futuro.  Per questo collaboriamo con AT Lab, il canale YouTube di Alessandro Torrisi, ingegnere appassionato di elettronica, automazione ed elettrotecnica.

Con i suoi video formativi, Alessandro riesce a rendere concetti complessi alla portata di tutti, coinvolgendo una community sempre più ampia di studenti e professionisti, che conta ormai ben 70.000 iscritti.

La nostra partnership mira a stimolare la curiosità, diffondere competenze tecniche e supportare chi vuole trasformare le proprie idee in innovazione concreta, attraverso la creazione di contenuti educativi dedicati all’ingegneria sostenibile e allo sviluppo di soluzioni green.

Qual è il viaggio dei prodotti RS Italia per arrivare a casa tua?

Per scoprirlo, il nostro ingegnere di fiducia AT Lab ha visitato il nostro centro logistico di Vimodrone.

Una breve avventura all’interno del nostro magazzino automatizzato per scoprire come logistica, tecnologia e organizzazione si integrano per garantire consegne in tutta Italia.

Guarda il video completo della visita!

I progetti AT Lab

Costruire una lampada solare: dal progetto all’impatto reale

In questo video AT Lab parte dalle lampade solari distribuite da SolarAid, charity partner di RS Italia, per sviluppare una versione in scala più grande pensata per illuminare spazi più ampi. Un progetto che unisce energia rinnovabile, elettronica e sostenibilità, mostrando come l’accesso alla luce possa migliorare concretamente la vita delle comunità prive di elettricità nell’Africa subsahariana.

Trascrizione
In questo video AT Lab parte dalle lampade solari distribuite da SolarAid, charity partner di RS Italia, per esplorarne il funzionamento e sviluppare una versione in scala più grande, pensata per illuminare spazi più ampi. Queste soluzioni rappresentano molto più di un progetto tecnologico: nelle comunità dell’Africa subsahariana prive di accesso all’elettricità, l’illuminazione solare consente di studiare dopo il tramonto, lavorare in sicurezza e ridurre l’utilizzo di combustibili nocivi. Attraverso progettazione, assemblaggio e test, il video mostra come energia rinnovabile, elettronica e competenze ingegneristiche possano trasformarsi in soluzioni concrete, accessibili e sostenibili. Un contenuto che unisce innovazione e impatto reale, valorizzando la collaborazione tra RS e SolarAid nel rendere l’energia più accessibile.
Quando l’energia prende il largo: il progetto della turbina Kaplan di AT Lab

In questo video AT Lab ci porta fuori dal laboratorio per raccontare un progetto ambizioso: la realizzazione di una turbina Kaplan per la produzione di energia elettrica. Dalla modellazione 3D alla stampa in ABS, fino al collaudo lungo un torrente, il progetto mostra in modo concreto cosa significa sperimentare davvero. Non mancano gli imprevisti e un finale decisamente movimentato, ma è proprio questo a rendere l’esperienza autentica. Con uno sguardo anche a RS Connect e allo spazio RS PRO.

Trascrizione
Buon diodo da tutti e benvenuti su Atilab. In questo video vi porto con me in una nuova avventura lungo il fiume per produrre corrente elettrica con una turbina Kaplan che ho stampato in 3D. E così sarebbe stato veramente bello il video. Poi vedrete comeè andato a finire. E pensate che questo progetto mi serviva anche per un'esposizione a Milano ad RS Connect. Tutto nasce da questa elica stampata in 3D. La conoscete? era quella che dava spinta al catamarano con fusti di birra collegata ad un motore brushless da quasi 2 kW e stampata in ABS e ora la riciclo anche per questo progetto. Devo smontarla dal sistema dove montata e da questa elica ho iniziato a disegnare un bel modello 3D, in pratica un grande imbuto per l'acqua per trasformare l'elica in una turbina Kaplan con cui produrre energia elettrica e il disegno iniziava ad essere bello complicato, quindi ho iniziato a stampare in 3D i primi pezzi con cui costruire l'imbuto. E per questo progetto la stampa 3D è fondamentale e qui si stampa continuamente anche per questo progetto un sacco di stampa 3D. è fatta. E anche questa stampa completa e anche quest'ultima stampa è pronta, questa volta in ABS, infatti è bella aderente al piano di stampa. Questo sarà il fuso di scarico su cui verrà montato tutto l'accrocchio della turbina Kaplan. Io continuo i lavori tagliando tre barrette di acciaio che devo fissare nel fuso di ABS bianco e qualche bel colpo di martello e qui si risolve tutto. E poi diverse viti per bloccare il tutto in posizione e ci va anche un bel cuscinetto così da far ruotare bene l'albero dell'elica. L'elica si fissa sull'albero che esce dal fuso, due martellate e via e poi un cavo di acciaio inox porterà il movimento e la rotazione ad un generatore esterno. Per bloccare il cavo di acciaio c'è anche una bella vite che passa attraverso. Stampa finita, pronta per essere utilizzata. Stampati tutti i pezzi, il blocco con cuscinetto si fissa a quello che diventerà l'imbuto per l'acqua che costruisco con viti e barre filettate. E finalmente lo scheletro del convogliatore dell'acqua verso la turbina è pronto e utilizzerò questa lamiera di alluminio per andare a creare il resto dell'imbuto e un bel taglio con il cutter. Ed ecco come si fanno i tuoni nei film. Sentite che roba. e faccio diversi fori nell'alluminio per fissarlo alla stampa in 3D con delle viti autofilettanti. Sempre con il cutter, poi tolgo l'eccesso e due bei rivetti per finire il tutto. E finalmente, guardatelo qui, ce n'è voluto un sacco di lavoro, ma finalmente ho l'imbuto per incanalare l'acqua verso la turbina Caplan. Sì, lo so, bastava comprare tranquillamente e molto più semplicemente un bel secchio, però che gusto ci sarebbe, guardate che spettacolo. E quindi monto l'elica della turbina al suo posto e sta venendo sempre meglio questo progetto. E guardatela qua, finalmente l'elica andata al suo posto. Ho qui il cavetto di acciaio che mi permetterà di andare a collegare il generatore. È un pochino lungo, quindi mi sa che ne taglierò via un pezzo. Il cavo di acciaio farà girare un generatore elettrico. Come generatore elettrico da accoppiare alla turbina, ho scelto questi piccoli motori stepper. Non sono propriamente ideali, ma dovrebbero fare il loro lavoro e ne ho qui diversi, così da poter provare quale rende meglio. Ho scelto di sfruttare dei motorini stepper perché guardate, basta farli ruotare a mano e già qualche volta lo si riesce a produrre. Questo mi dà speranza come test preliminare con la turbina. Stampo un accoppiamento in ABS per collegare il cavo al motore. E finalmente sono arrivato qui. La mela si è già fatta un bel bagno e io ho qui la mia turbina da andare a collaudare. Camici messo e qui è tutto pronto per andare a collaudare la turbina, il posto prefissato per il collaudo della turbina. L'ho piazzata qua e vediamo qua dietro c'è un bel salto di acqua. La velocità dovrebbe essere abbastanza alta. Speriamo che ne esca qualcosa. Sono lungo un torrente che ha un laghetto e la turbina vista in questo ambiente sembra stupenda e pronta per il suo primo bagno. Ed eccolo qua il primo test eseguito. Naturalmente non sono andato a farlo lì dove l'acqua è più forte, ma già sta dando i suoi primi risultati. Qui c'è il piccolo mozzo che sta girando. C'è un po' di elasticità, però se io lo tengo fermo riesco a sentire una bella forza. Contate che l'acqua è quasi ferma. Si vede bene che l'elica gira liberamente e di spinta ne apparecchia, quindi monto il piccolo motore stepper che ho scelto per produrre corrente e mi sposto dove l'acqua scorre più veloce e qui il bello. Pronti per il vero test? Oh! E sembra anche reggere, poi però E ci riprovo in un altro punto, vediamo cosa succede. Oddio, no, ragazzi, no! L'ho perso. Guardatelo, è lì che naviga il cane laggiù. Oddio, un disastro, mamma mia! Ed era ovvio che finiva così, sarebbe bastata una corda di emergenza. Peccato che ero da solo e dalla voglia di provare ho dimenticato la corda sulla riva del fiume. E avventura, direi, tragicamente finita. Non sono arrivato a vedere nessun risultato, ma soprattutto la cosa peggiore è che ho perso tutto nel fiume. E in soccorso è arrivato un grande amico con tanto di bici e carrello per trasporto kayak autocostruito. Ciao Mela. Io qua ragazzi inizio ad avere un po' di paura. Carrello kayak e stiamo arrivando a vedere se si trova ancora la turbina. Mela, te che dici? Ciao Seba. Operazione di recupero in corso. Vediamo un Seba lì con canoa che sta cercando. E così abbiamo passato un pomeriggio alla ricerca della turbina affondata passando tutto il fiume e il laghetto. Qui mi sa che serve un metal detector e che sia un nuovo progetto da fare per il canale, scrivetemelo nei commenti. E la turbina Kaplan doveva essere qui insieme a questa al Museo della Scienza di Milano e invece sul fiume che sta navigando verso l'Adriatico. Speriamo di recuperarla. Infatti l'idea era quella di portare questo fantastico progetto alla Fiera di Milano per RS Connect. C'è lo stand di RS Pro dove guardate alla fine ho dovuto ripiegare sulla turbina eolica. Da notare ho improvvisato qui il sistema per muovere la turbina eolica con un motorino del microonde. Poi ho portato anche alcuni progettini, come ad esempio l'inverter monofase che è attaccato ad un multimetro oscilloscopio. Guardatelo qua che carino. Strumentino, veramente molto interessante. Poi ci sono anche tutti gli altri marchi. Guardateli qua, addirittura Fluk de Volt e qui c'è anche Tectronics e guardatelo, l'ho ritrovato. Il fantastico oscilloscopio serie 4. E rientrato alla base si pensa subito a nuove idee e progetti. Le idee non mancano basate su elettronica, riuso dei materiali e riciclo. E vi invito a visitare le pagine social come Facebook, Instagram, Telegram, dove pubblico costanti aggiornamenti su quello che avviene qui nel mio piccolo laboratorio. E intanto un saluto. Ciao!
Come prende vita un laboratorio elettronico?

Dopo mesi di lavori e migliorie, Ale ci mostra come ha trasformato la sua postazione in un vero e proprio centro di sperimentazione elettronica: un nuovo quadro di comando, un cablaggio impeccabile e una soluzione di alimentazione sostenibile a impatto zero, alimentata da un pannello fotovoltaico RS PRO. Ogni dettaglio racconta la passione per la tecnologia, l’ordine e la sicurezza.

Guarda subito il nuovo episodio firmato AT Lab!

Trascrizione
Creare il proprio lavoratorio elettronico è un sogno per molti e io lo sto piano piano realizzando a partire da questo bancone pensato proprio per i progetti elettronici. Buon diodo a tutti e benvenuti su AT Lab. Questo è un video di aggiornamento del mio nuovo piccolo laboratorio dove troverete una valanga di trucchetti utili da utilizzare anche nel vostro. Come vedete, la primissima cosa da risolvere nel laboratorio è il cablaggio. Le ciabatte volanti così non vanno assolutamente bene e sono del tutto provvisorie. Per fortuna mi sono procurato uno di questi quadretti che riutilizzerò per creare un piccolo quadro di comando per tutto il banco. E anche la luce che fa il suo bel lavoro, però è attaccata con una presa volante lassù, quindi anche questo devo sistemarlo. Il cuore del sistema è un interruttore differenziale da 16 amp di corrente nominale e una corrente differenziale di 10 mA, quindi bello sensibile. L'interruttore automatico differenziale è un dispositivo di protezione che interviene quando c'è un guasto verso terra e quindi una corrente scorre dalla fase o dal neutro verso terra e non si richiude nel circuito di alimentazione. Questo dispositivo quindi sente la differenza di corrente che c'è tra la fase e il neutro e in caso sia superiore ad una certa soglia di ad esempio 10 mA interviene. E c'è questo bel pulsantino che è il test per l'interruttore che va fatto periodicamente, ad esempio, quando lo abbiamo installato e guardate, premo e fa scattare l'interruttore. Osservando lo schema sul lato del dispositivo si nota subito il circuito con l'interruttore di test che fatto chiude una piccola resistenza tra la fase a monte e il neutro a valle dell'interruttore stesso, simulando quindi una differenza di corrente tra la fase e il neutro passanti attraverso l'interruttore. E con la stessa logica posso sfruttare un resistore esterno e un fungo di emergenza per far scattare e intervenire l'interruttore differenziale e usarlo quindi come sgancia corrente di tutto il quadretto. Veloce test per verificare che l'idea funzioni sull'interruttore. Ho la resistenza da 10 k di bypass tra uscita e ingresso che vado immediatamente a corto circuitare e vedete ha fatto subito scattare l'interruttore. Realizzo le saldature a stagno per un collegamento sicuro e isolato grazie a della guaina termorestringente. A valle del differenziale ci sono una serie di interruttori magnetotermici a partire da un 16 amp e una serie di interruttori singoli invece da 10 amp. Il coordinamento di questi interruttori è fatto pensando che a monte di tutto c'è un magnetotermico che gestisce la linea forza delle prese di casa da 16 amp. Il tutto verrà poi inserito in questo quadretto con otto slot e guida che ho riciclato da tempo. All'interno del quadretto fisso una guida su cui andrò a montare poi i diversi interruttori e non ho resistito a fare una prova per vedere come risultavano gli interruttori posizionati all'interno del quadretto. E guardate qua che spettacolo. Veramente veramente molto bello il risultato. Guardate che roba. Essendo il quadro con spinamobile, sono alla ricerca di un sistema di indicazione di presenza di tensione, ma anche del corretto collegamento della fase, un qualcosa di molto simile al cacciavite cercafase che fa richiudere una piccolissima corrente verso terra e accende la lampadina attraverso la resistenza corporea, ma questa corrente deve essere molto piccola, altrimenti farebbe scattare il differenziale. Quindi non mi rimane che misurarla attraverso il multimetro. L'ho già impostato su misura di corrente alternata con fondoscala 2 m. E vediamo quanto si ottiene. Collego il multimetro direttamente alla messa a terra della ciabatta. Attivo la ciabatta ed esperimento da non fare a casa se non sapete cosa state facendo. Con l'altro terminale del multimetro vado a chiudere il circuito, la lampadina si accende e la corrente, guardate, è circa di 180 mA. Questa corrente di 180 mA in realtà è la corrente diretta, non la corrente che scorre normalmente nel corpo umano. Esperimento da non fare a casa. Collego la pinzetta a un dito, con l'altro dito chiudo il circuito. La lampadina, anche in questo caso vedete che si accende e la misura riporta 135 microamp, quindi più bassa rispetto a quella di prima. Naturalmente perché il corpo umano introduce una certa resistenza che limita la corrente. All'interno del cacciavite cercafase c'è una piccola lampadina al neon e questa si illumina di rosso quando percorsa da corrente. Se vedete i due terminali della lampadina non si toccano e questo piccolo bulbo di vetro in realtà è riempito di un gas, appunto il neon. Per questo motivo la corrente che scorre è veramente molto bassa, nonostante si riesca ad accendere la lampadina. Ho trovato diverse spie e segnalatori di una certa età a 220 V e voglio andare a misurare quant'è la corrente che assorbono queste per capire se posso utilizzarle come indicatori. E dopo aver provato diverse lampadine, la scelta è ricaduta su questa piccolina qui, sempre al neon, che assorbe 1.7 mA, quindi direi perfetta, non dovrebbe far scattare il differenziale. Ed ecco un altro pacco da RS pieno di robe utili contanto di nuova Catin Mat e vediamo che cosa c'è dentro questo bel pacchetto. 20 m di cavo Ethernet mi serve per il computer, dovrò cablarlo. Ciabatte, queste assolutamente molto utili e ho preso anche delle celle di Peltier. Queste saranno per un progetto futuro che sto ancora sviluppando. Suggerisco di scegliere le multiprese, le cosiddette ciabatte, comprese da 10 e 16 amp italiana e anche la Shucko. La differenza si vede con una multipresa solo suo dove le spine italiane da 16 amp non entrano. Ma fate attenzione anche alle multiprese. Io con l'interruttore spento comunque riesco a vedere la presenza della fase con il cercafase. Guardatela un po' qua. E infatti sia che accendo o che spengo, vedete la fase è sempre presente. Quindi questi interruttori non si possono assolutamente utilizzare come sezionatori, anche se hanno una lucina e un indicatore. Per fortuna non tutte le ciabatte sono così. Questa qui di RS Pro, ad esempio, ha un interruttore decisamente più grande e guardate, non c'è la presenza della fase, mentre se accendo la si vede subito. Spegnendola invece non risulta. E così inizio il cablaggio del quadretto. Finalmente ho finito anche tutti i cavallotti. Vi dico è stato un incubo perché questi morsetti, guardate un po', non hanno la vite. Mamma mia! Tra l'altro mi sembra anche che siano laschi. Se io vado a tirare sembra che si sfili tutto. Molto meglio. Le buone vecchie viti e morsetti a viti. Questi non si staccano più. E qui la svolta mi avete veramente salvato voi. Grazie a tutti per aver risposto alla mia richiesta di auto sui social. Questi interruttori da 10 amp sono pensati per le barre di distribuzione, a saperlo prima. E scoperto l'arcano, a questo punto tolgo via tutti questi cavallotti che infatti erano completamente laschi. E mentre aspetto che arrivino i componenti per completare il sistema, vado avanti cablando alcune parti. E sui collegamenti a valle è importante utilizzare i capicorda per cavi e il momento da cui non si torna più indietro, taglio via la spina della ciabatta e inizio a spellare i fili per poterli collegare nel quadretto. Tra le varie cose aggiungo anche un piccolo connettore a banana, così da poter collegare direttamente gli elementi a terra. se servisse. Poi aggiungo anche il fungo di emergenza e la lampada di indicazione. E come bonus extra ho deciso di piazzare anche queste quattro prese di riciclo direttamente sulla linea da 16 amp. E il quadretto finalmente prende il suo posto, anche se è aperto. Ora è il momento di pensare al cablaggio delle luci, quindi mi abbasso completamente il tavolo e finalmente è arrivata anche la barra di distribuzione, quindi posso proseguire con i lavori di cablaggio. La soluzione migliore è saldare direttamente sul rame. Collegamento a regola d'arte isolato con termorestringente prima di tagliare la parte in eccesso della barra. E finalmente arriva il momento in cui posso completare il cablaggio definitivamente. E ci siamo. Finalmente posso chiudere il quadretto. E che dire? A me questo quadretto piace moltissimo e sono contento di aver riciclato qualche componente ed essere riuscito a risolvere il problema con le barre di distribuzione. E dopo un bel lavoro, finalmente posso tirare su l'interruttore. Lampadina accesa, tutto sta funzionando e il primo sezionatore accende le luci e guardate che spettacolo. Fungo di emergenza, si spegne tutto. Direi stupendo. Come vedete la spia si accende, interruttore sollevato, quindi ho collegato correttamente la spina alla presa a muro e la fase è posizionata nel posto corretto. Se invece la spina nel muro è posizionata con la fase al contrario, accendo l'interruttore e comunque la lampadina, vedete, rimane spenta. Si accende solo se attivo il fungo di emergenza. E questa combinazione di cablaggio è interessante perché, appunto, segnala fase inversa con il fungo di emergenza premuto. Sul quadretto poi ho altri tre interruttori che comandano tre multiprese e guardate, posso accenderla 1 2 3. Tra le varie cose collegate al quadretto c'è anche il tavolo sollevabile di Flexis Spot che guardate adesso si tira su un bel po' di peso. Ci saranno su 50 kg tra la strumentazione e la struttura del tavolo. Vi dico, il sistema di sollevamento del tavolo Flexis Spot è veramente una gran figata e vi tira su il tavolo fino a 120 cm. E vicino al nuovo quadretto vi dico che il lavoro non è ancora finito, rimane da realizzare tutta la parte per la saldatura stagno e le misure elettroniche che prenderanno luogo in uno dei prossimi video. Questo laboratorio è la mia vita e cerco sempre di migliorarlo anche grazie a voi che guardate i miei video. Quindi vi ringrazio veramente veramente di cuore e vi invito a sostenere il canale. Basta condividere il video, un like e un commento qui sotto per fare veramente la differenza e far sì che io possa continuare a realizzare progetti elettronici. E per alimentare questo bancone da lavoro ho deciso in realtà di andare con una soluzione di tipo Power Station in modo tale da poterla ricaricare con i pannelli fotovoltaici e quindi rendere il laboratorio a consumo zero. E la mia mega stazione di alimentazione autocostruita, purtroppo è qui ferma con le quattro frecce perché l'inverter che in realtà generava la 230 V è ancora in riparazione e perché non andare a sfruttare il sole che mi arriva su questo lato della facciata? Qui c'è anche la Mela che si sta abbronzando e che finisce bellamente su questo poggiolo. Siamo chiaramente tutto ad est. Per lo scopo ho qui questo bel pannello da 150 W che in realtà proviene dal mio primo sistema fotovoltaico da balcone che avevo progettato e costruito ancora anni fa. Infatti, se vedete ha già dei fori di montaggio. Devo solo adattare alcune staffe e vedete le comodità di una cut in mat con i centimetri. Posso tagliare direttamente i pezzi a misura giusta, dei gommini da mettere sotto alle staffe per evitare di rovinare la ringhiera del balcone. E per un test veloce attacco il bluetti per vedere quanto tiro fuori. Ed eccoli qua i primi 100 W di potenza prodotta dal sole. Guardate, il sole non è neanche perfettamente allineato al pannello. E ho spostato il pannello verso il limite del poggiolo. Sono le ore 11:30 circa e guardate qua, nonostante l'inclinazione sfavorevole del sole, il pannello sta producendo ancora quasi 90 W. Diciamo che il sole qui sorge verso le 7:30, sono le 11:30, quindi 4 ore. Ha una media di 100 W. Fanno 400 W che questo pannello può produrre ogni giorno di sole e le cose non possono che migliorare. Inaspettatamente alle 12:44 si stanno producendo ancora 48 W. Guardate come è posizionato il sole, è tutto completamente storto e si può sicuramente fare di meglio, ad esempio, installando più pannelli, però per ora vediamo cosa dicono i vicini di casa. Adesso devo mettere sicuramente mano all'angolo morto del laboratorio perché qui ci dovrà andare un armadio che contiene gli stampanti come quello che avevo in garage. Monto anche il piccolo quadretto su cui ci sono i quattro interruttori di comando, delle luci e delle prese che poi sono presenti all'interno dell'intero scaffale. Qui ho la stampante 3D all'altezza giusta per poterci lavorare e tramite il quadretto posso accendere il tutto. E io vi ringrazio di nuovo per la visione. Vi invito ad iscrivervi al canale AT Lab se non l'avete già fatto, un bel like ed un commento qui sotto e visitate le pagine social di AT Lab come la pagina Patreon e il canale Telegram dove pubblico costanti aggiornamenti esclusivi a voi che mi seguite. E intanto un saluto. Ciao!

AT Lab: un nuovo laboratorio per progetti ancora più ambiziosi

AT Lab inaugura il suo nuovo laboratorio! Un ambiente più confortevole e attrezzato per sviluppare progetti elettronici sempre più innovativi, con strumenti RS PRO e un setup professionale ed efficiente. Dalla nuova illuminazione LED all’energia solare, ogni dettaglio è pensato per migliorare le sue creazioni.

Scopri la trasformazione del suo laboratorio nel nuovo video!

Il progetto del mega alimentatore da banco continua!

In questo nuovo episodio, AT Lab costruisce un pannello di controllo per gestire al meglio l’accensione e il monitoraggio di questo sistema. Un nuovo laboratorio, un progetto innovativo e componenti RS PRO, fino alla stampa 3D dei pulsanti: tutto è pronto per il collaudo finale!

Scopri tutti i dettagli nel video completo!

AT Lab: alla ricerca della propulsione ideale per il catamarano fai-da-te!

In questo sequel del catamarano fai-da-te firmato AT Lab, il nostro ingegnere esplora il sistema di propulsione ideale.

Scopri come ha creato una nuova elica 3D e un motore fuori bordo con una trasmissione a catena e un innovativo utilizzo di materiali di recupero!

Vuoi saperne di più?
Guarda come il progetto sta prendendo forma nel nuovo video!

Come trasformare dei fusti di birra in un catamarano elettrico!

AT Lab torna con un nuovo progetto di riciclo davvero unico: un catamarano elettrico costruito con fusti di birra e un motore a trapano! Segui la sua avventura e scopri come unisce materiali di recupero e ingegneria per creare un'imbarcazione elettrica funzionante.

Guarda subito il video e non perderti i futuri miglioramenti del progetto!

Costruire un Alimentatore da banco Fai-da-te con AT Lab

Dopo una breve pausa, il nostro ingegnere ci presenta il suo ultimo progetto: la costruzione di un alimentatore da banco da 720 W, realizzato con materiali riciclati.
In questo video, Alessandro ci mostra passo dopo passo come ha trasformato vecchi componenti di server in un potente strumento da laboratorio dotato di uscite regolabili da 0 a 48 V.

Scopri come ha fatto nel suo ultimo video!

Costruire una mega batteria a ricarica solare? È possibile!

Scopri come AT Lab ha costruito una mega batteria da 5 kWh con ricarica solare!

Partendo dalla sua stazione di alimentazione fai-da-te, ha aggiunto altre due batterie da 12,8 V 100 Ah, modificato il telaio, e cablato tutto per permettere la ricarica attraverso i pannelli fotovoltaici posizionati sul suo balcone.

Sarà davvero possibile costruire una stazione di alimentazione così potente a basso costo?

Guarda il video per scoprirlo!

Il Mega progetto di AT Lab: Batteria Power Bank con materiali di riciclo!

Il nostro ingegnere Alessandro torna nell'ambito della sostenibilità costruendo una mega batteria Power Bank utilizzando quasi esclusivamente materiali di recupero.

Utilizzando un vecchio server come contenitore e una stampante 3D per creare supporti, monta due batterie da 12 V 100 Ah in serie, un inverter e diversi componenti per ottenere una stazione di alimentazione unica e altamente funzionale.

Guarda il video per scoprire tutti i dettagli del progetto!

Alessandro stupisce ancora con un nuovo video sui raddrizzatori!

In questo video, AT Lab ci porta nel mondo dell'elettronica di base, spiegandoci come utilizzare un oscilloscopio per comprendere i raddrizzatori a diodi.

Attraverso quattro esperimenti, Alessandro ci mostra il funzionamento dei circuiti con diodi e raddrizzatori a semionda e a onda intera, illustrando le variazioni di tensione e la loro importanza per ottenere tensioni stabili e regolari.

Scopri di più nel suo video!

Turbina eolica

Quanta potenza può generare una turbina eolica di piccole dimensioni stampata in 3D? 

Nel video di oggi, AT Lab costruisce una turbina eolica per produrre energia elettrica, che verrà alimentata esclusivamente dal vento. Ad aiutarlo in questa realizzazione ci sono stati i materiali RS PRO, ideali anche per la stampante 3D.

Guarda subito il video per scoprire quale livello di potenza viene raggiunto.

Una bici elettrica fai-da-te

È davvero possibile costruire una bici elettrica con il motore di una lavatrice? 

Si! Alessandro, proprietario del canale AT Lab, utilizzando il motore elettrico di una lavatrice da oltre 500 W, ci stupisce ancora una volta dando una nuova vita alla sua bici verde fluo. 

Guarda il video e scopri come ha fatto.

Un supercondensatore... davvero super!

Alessandro, il nostro ingegnere del mitico canale AT Lab, ci mostra come costruire un supercondensatore partendo dal riuso di alcuni componenti (ben 2.000 condensatori!). Nel suo video, anche tanti utensili e strumenti di misura RS PRO!
Se vuoi saperne di più visita la sezione dedicata cliccando qui.

Pannelli fotovoltaici sul balcone di casa

AT Lab, nel suo nuovo video, ci propone di realizzare un impianto fotovoltaico da balcone.
Scopri gli esperimenti e gli accorgimenti utilizzati da Alessandro per capire come scegliere la posizione corretta e verificare quanta energia viene prodotta.

Da carrello della spesa a go-kart elettrico

In questo nuovo video, Alessandro ci mostra la sua ultima creazione: a partire da un carrello della spesa e da un motore di riciclo, grazie al suo ingegno e alle sue abilità è stato in grado di creare un go-kart completamente elettrico.

Riuscirà a farlo sfrecciare fuori dal suo laboratorio?

Guarda il video e scoprilo subito!

Quadro VARIAC da 5 kVA

AT Lab questa volta propone un quadro di alimentazione per prove e collaudi in corrente alternata a 230 V composto da un VARIAC, un auto trasformatore regolabile che permette di regolare la tensione in uscita. Quello utilizzato in questo progetto è in grado di gestire fino a 5 kVA e una corrente di 18 A.

Guarda il video.

Turbina idroelettrica

In questo video AT Lab ha realizzato una turbina Pelton stampata in 3D e spinta dalla forza dell'acqua, esattamente come nelle centrali idroelettriche, grazie alla quale si riesce a ricaricare uno smartphone.

Guarda il video.

Laser da 10 W

In questo video di AT Lab vediamo all'opera un incisore laser con potenza di 10 W ottici. E' in grado di tagliare il legno fino a 5 mm di spessore e incidere i metalli. Risulta quindi necessario proteggere gli occhi e la scelta è caduta su occhiali specifici selezionati dall'offerta DPI di RS.

Guarda il video.

Il monopattino elettrico di AT Lab

AT Lab ti presenta un monopattino elettrico tutto fatto con materiale di recupero e riciclo come il motore di lavatrice! Con una potenza di quasi 1 kW va anche in salita e raggiunge i 20 km/h! Sicuramente una bella velocità per un progetto basato sul riutilizzo di materiali.

Guarda il video.

Da AT Lab un impianto fotovoltaico con RS

In questo video AT Lab ha realizzato un micro impianto fotovoltaico da 1 kWh con due batterie da auto da 70 Ah e una presa dedicata ad alimentare il computer di Alberto rendendo questo progetto più sostenibile nella produzione dei video pubblicati su YouTube.

Guarda il video.

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